Canepina ricorda il giorno più tristi della sua storia

Il 5 giugno 1944 un bombardamento causò centoquindici vittime

Alla cerimonia parteciperà il presidente della Regione Zingaretti

Via Castello e via Porta Piagge ridotte in macerie

Via Castello e via Porta Piagge ridotte in macerie

CANEPINA – ”Piccolo centro di meno di tremila abitanti, nel corso dell’ultimo confitto mondiale, subiva un violento bombardamento che causava la morte di centoquindici cittadini, in maggioranza donne e bambini, numerosi feriti e la distruzione di gran parte del patrimonio abitativo. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio e di amor patrio”. Con questa motivazione, il 13 aprile 2006, l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, conferì la medaglia di bronzo al merito civile al comune di Canepina. Onorificenza fu consegnata  in concomitanza con il sessantacinquesimo anniversario del bombardamento.

Domani, come ogni anno, tutta al cittadinanza ricorderà quel 5 giugno 1944 che ha sconvolto definitivamente la vita e l’aspetto di Canepina. Un dolore che i settantatre anni trascorsi non hanno affievolito, soprattutto per chi quel giorno l’ha vissuto e ha perso i propri cari.

Via Risciolo ridotta in macerie

Via Risciolo ridotta in macerie

Mancavano pochi minuti alle 19 quando il rombo sordo dei grandi Consolidated B-24 Liberator, i bombardieri pesanti dell’USAAF (United States Army Air Forces) coprì  tutti i rumori di fondo che scandivano la lenta e ripetitiva vita del paese. Furono sopraffati il vociare delle donne alla fontana del Castello, le grida dei bambini che risuonavano dallo stretto budello di via Risciolo alla discesa di via Conci, dal Casalino all’Ortaccio.  Di attimo in attimo il rombo si fece più forte e minaccioso. Poi arrivò l’Apocalisse.  Quando i grandi aeroplani furono sulla verticale di San Sebastiano le loro bocche si aprirono vomitarono bombe. Un n sibilo assordate, poi una raffica di esplosioni fortissime. I tetti delle case e i muri spazzati via come foglie. Una nube di polvere nera e densa avvolse tutto come un grande sudario.

Quando la polvere si posò la tragedia si presentò ai sopravvissuti in tutta la sua brutale realtà. La zona del Castello, quella in cui Canepina era sorta mille anni prima, non c’era più. Né c’erano più centoquindici vite umane. Spazzate via da pochi instanti di fine del mondo. Ci volle un mese per recuperare tutti i corpi sepolti sotto le macerie. Corpi che furono immediatamente chiusi in povere bare di tavole di castagno costruite dai bottai o dai falegnami del paese e subito sepolti nelle fosse comuni scavate in fondo al cimitero. Nella striscia di terra attigua a quella in cui, alcuni decenni prima, erano state tumulate le vittime dell’epidemia di Spagnola. Da allora, e non avrebbe potuto essere altrimenti, il 5 giugno è e sarà il giorno più triste della piccola storia di Canepina.

Alla cerimonia di commemorazione parteciperà anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, invitato dal consigliere regionale Enrico Panunzi, dal sindaci Aldo Maria Moneta e dal presidente del Comitato dei famigliari delle vittime del bombardamento Riccardo Poli.

l programma si aprirà alle 16 nel chiostro del Museo delle Tradizioni Popolari, dove sarà inaugurata una mostra fotografica intitolata “Canapina Diruta”, organizzata dall’Accademia Arte e Storia e dal Comitato Santa Corona 2016-2017. Alle 17, un corteo partirà da piazza Garibaldi per raggiungere i luoghi colpiti dal bombardamento (via Porta Piagge e piazza Castello). Alle 18, nell’area su cui sorgeva la chiesa di san Giovenale, rasa al suolo dalle bombe, diventato una sorta di “Sacrario” il parroco di Canepina don Gianni Carparelli celebrerà una messa in suffragio delle vittime. Al termine del rito saranno letti i nomi delle 115 persone morte sotto le macerie. Un paio di minuti prima delle 19 il suono di una sirena ricorderà l’ora precisa del bombardamento.

 

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