La dinastia dei Paleologi iniziò a Canepina?

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Remigio Lelio, supposto capostipite dei Paleologi, sarebbe nato a Canepina nel 700 d.C. circa.

CANEPINA – Ebbe inizio a Canepina la dinastia dei Paleologi (o Paleologhi) che per due secoli, dal 1261 al 1453, governarono l’Impero Bizantino? Nacque davvero a Canepina, nei primi anni del 700 d.C., il loro capostipite Remigio Lelio Paleogolo, come è scritto sotto l’affresco che lo raffigura nella Sala Regia di Palazzo dei Priori a Viterbo? Si tratta solo di una leggenda o peggio di una delle innumerevoli falsificazioni di cui è infarcita la storia di Viterbo? L’argomento merita senz’altro un’indagine storica, condotta con circospezione e rigore, poiché dell’intera vicenda non esistono, o non esistono più, prove documentali, ma solo la “parola”, in qualche caso autorevolissima, di chi come lo storico Camilli afferma di aver visto e letto quei documenti o di chi, come il francese Conrad Chapman, reputa fondata la tradizione orale sull’origine dei Paleologi.

L’obiezione che porterebbe irrimediabilmente a bollare come falsa la vicenda è che Canepina, nel 700 d.C., non esisteva ancora. O meglio non esisteva ancora il Castrum Canapine, cioè un centro abitato strutturato. Ma sono anche numerose e documentate le prove che il territorio, nonostante facesse parte della Silva Cimina, definita dallo storico romano Tito Livio più impraticabile e spaventosa  di quanto non lo siano oggi le foreste della Germania e nessuno fino allora vi era penetrato, neppure i mercanti, né ardiva qualcuno entrarvi, in realtà era abitato e sfruttato dal punto di vista agricolo e della lavorazione del legname.

Come detto, nella Sala Regia di Palazzo dei Priori, sulla parete di destra per chi entra dall’attigua sala del Consiglio Comunale, c’è un grande affresco raffigurante Remigio Lelio, vestito da condottiero romano, con in mano il bastone del comando. Sotto di lui, incorniciata, la scritta: Remigio Lelio velutoniense, cioè viterbese, chiamato Paleologo, originario del Contado di Sant’Eufemia del Cimino. Fu signore e senatore romano e Prefetto in Nicodemia al tempo di Giustiniano II Imperatore di Costantinopoli. Egli fu capostipite di tutti i Paleologi. DCCXV. L’affresco di Remigio Lelio è opera del pittore Baldassare Croce, che terminò i lavori nel 1588.

Le opere che ornano tutte le pareti illustrano le origini mitiche della città, ma anche numerosi avvenimenti storici. A quale filone appartiene l’effigie del Paleologo? Qualora attenga alla leggenda si potrebbe supporre che si tratti dell’ennesima invenzione di Annio (Viterbo 5 gennaio 1437 – Roma 13 settembre 1502), uno dei più geniali falsari della storia? In questo caso però il frate domenicano è innocente. La tradizione che vorrebbe Remigio Lelio canepinese è antecedente di oltre un secolo alle sue colossali falsificazioni storico-archeologiche, finalizzate a dare a Viterbo natali antichissimi e nobili. Ad Annio da Viterbo o a qualche suo discepolo è invece attribuita la fabbricazione di prove convincenti che rendessero credibile la leggenda. In particolare la pergamena bilingue (ebraico – latino) intitolata Orige familiae Palauologorum in Graecia iuxa traditionem rabbi Simeonis iudaei.

Questo il testo del documento di cui non si trova più traccia né a Viterbo né altrove. Probabilmente è andato distrutto sotto le macerie della Biblioteca degli Ardenti, la cui sede fu completamente distrutta durante i pesanti bombardamenti subiti da Viterbo nel 1944: Nell’anno in cui il Pontefice dei romani Costantino Siro partì alla volta di Nicodemia, porto con sé il nobilissimo e virtuosissimo giovane Remigio Lelio, conte ed appartenente al Senato di Roma, il quale riuscì tanto gradito a Giustiniano Secondo, allora Imperatore, che non gli permise di tornare in Italia con medesimo Pontefice. Anzi lo annoverò tra i suoi magnati e ben presto lo volle suo amico personale. Costui -Remigio Lelio- era fratello germano di Tebaldo Lelio, condottiero egregio e prestigioso, il quale ebbe in matrimonio Dorotea, figlia di Teofrasto, allora esarca di Ravenna. Remigio Lelio, chiamato anche Paleologo, fu di tale valore e autorità che con le sue vittorie ed il senno riuscì a consolidare l’impero di Anastasio II. Gloriosissimo uscì di vita l’anno della creazione del mondo 4516m secondo il computo degli anni che fanno gli Ebrei. Lasciò due figli maschi ed una figliola. Cioè Orazio, Costantino e Cirene. Gli erano morti Livinio, il terzogenito, in guerra, e Cleopatra di parto.  Vera o falsa che fosse, come detto, tale pergamena non esiste più, sebbene la sua trascrizione è riportata in numerose pubblicazioni. L’unico dato che potrebbe parzialmente convalidarne il contenuto è che effettivamente Papa Costantino, nell’anno 711, compì un viaggio apostolico nell’Impero Greco.

Michele VIII Paleologo, Imperatore di Costantinopoli, discendente di Remigio Lelio.

Cinque secoli dopo la supposta nascita a Canepina di Remigio Lelio, esattamente nel 1261, divenne Imperatore di Costantinopoli Michele VIII Paleologo, al quale è dedicato un altro superbo affresco della Sala Regia. Lo stesso anno, a Viterbo, nella chiesa di Santa Maria in Grandi, dove si svolse il conclave, fu eletto papa il francese Jacques Pantaléon con il nome di Urbano IV. Alcuni giorni dopo, Michele VIII Paleologo, avrebbe inviato una lettera al nuovo pontefice per congratularsi della sua sua elezione al Soglio di Pietro: “La mia gioia – avrebbe scritto l’imperatore – è tanto grande perché l’elezione e l’incoronazione  è avvenuta nella terra che più di cinquecento anni addietro la patria originaria dei miei antenati”. La lettera sarebbe stata datata Bysanti V. Idus Februarii MCCLXII. L’uso del condizionale in questo caso è quantomai d’obbligo poiché nemmeno di tale documento si trova più traccia. Come per quasi tutti quelli relativi ai Paleologi. Restano solo le tradizioni orali o le testimonianze di storici o eruditi locali che asseriscono di averli letti. Testimonianze che risalgono alla fine del 1800 o al primo quarto del 1900.

Infine va ricordato che lo storico viterbese Pietro Egidi (6 dicembre 1872 – 1 agosto 1929), all’inizio del secolo scorso, pubblicò un saggio intitolato “Intorno ad una leggenda viterbese sull’origine dei Paleologi”, pubblicato su Archivio della Società Romana di Storia Patria, Volume XXII, Periodico 81, nel quale sostiene che l’origine dei Paleologi nella Tuscia è, appunto, una legenda. Ma secondo altri storici contemporanei o successivi, hanno eccepito che l’Egidi basa tutte le sue argomentazioni sull’espressione “vetuloniense” che, a suo dire, non può essere interpretata come “viterbese”.

Il mistero sull’origine dei Paleologi a Canepina è destinato quindi a restare tale finché da qualche polveroso archivio non salterà fuori un documento in grado di chiarire l’enigma.