Gennaio 1872, nasce la Società Operaja di Canepina

Le principali finalità: «Assistere i lavoratori in caso d’incidente, malattia o
disoccupazione, procurare l’istruzione e lo sviluppo morale di dette classi»

UNA STORIA AL GIORNO… TOGLIE IL VIRUS DI TORNO

Il frontespizio dello Statuto della Società Operaja di Canepina del 1873.

CANEPINA – «L’unione fa la forza»: fu questo antico proverbio popolare a fare da motto alla «Società di mutuo soccorso tra gli operaj di Canepina», fondata nel 1873. Una novità assoluta a queste latitudini, il mutualismo, che stava iniziando ad affermarsi soprattutto al Nord. Come trapela chiaramente dallo Statuto, lo scopo principale del sodalizio, cui potevano aderire, oltre agli operai, anche gli «artisti», cioè gli artigiani, era quello di sopperire alle carenze dello stato sociale, praticamente inesistente, e aiutare i lavoratori in caso di incidenti sul lavoro, malattie, disoccupazione. E non solo: l’articolo 1 dello Statuto stabilisce che il sodalizio «…procura la istruzione e lo sviluppo morale di dette classi.

Primo presidente della Società Operaja» canepinese fu nominato Giovanni Fucci, vicepresidente Antonio Boccolini (fratello di Domenico, il tipografo che editava «Il Lupo», il glorioso settimanale risorgimentale di Canepina), segretario Mariano Paparozzi. Non è stato possibile accertare quanti fossero i soci. Ma, come si vedrà, dovevano essere un discreto numero, visto che il sodalizio restò attivo per quindici anni minimo. Almeno inizialmente, visto i nomi dei responsabili, l’iniziativa era ispirata agli ideali mazziniani poi, come è accaduto nel resto d’Italia, a quelli socialisti, sulla spinta di quanto arrivava dapprima dall’Inghilterra e poi dalla Francia, dove da oltre mezzo secolo era iniziata la cosiddetta rivoluzione industriale.

L’originale dello Statuto della «Società Operaja» è conservato nella Biblioteca Nazionale di Firenze. Sulla terza di copertina, a matita, un anonimo scrisse: «L’unione fa la forza». É composto da 53 articoli suddivisi in 12 titoli. Il documento fu approvato dai fondatori il 12 gennaio 1872.

La tassa settimanale che ogni socio doveva versare alla cassa era di 15 centesimi. In caso di malattia o di infortunio ogni socio riceveva un sussidio di una lira al giorno, che veniva materialmente consegnato da un incaricato ogni 3 giorni. La durata massima del sussidio era di 40 giorni.

I primi due articoli dello Statuto della Società Operaja di Canepina

L’articolo 15 dello Statuto indica i casi che non davano diritto al sussidio: «Per malattie causate dall’abuso del vino, dei liquori, da risse da esso provocate e malattie acquisite». É chiaro il riferimento alle malattie veneree contratte dalla frequentazione di prostitute. I soci sorpresi a simulare o prolungare abusivamente la malattia decadeva immediatamente da ogni diritto e poteva essere cacciato dalla Società.  Ad ogni operaio del paese che ne faceva richiesta veniva consegnata una copia dello Statuto, al quale erano allegati la richiesta di iscrizione, le ricevute del versamento delle quote e il modello da presentare in caso di malattia o infortunio, che doveva essere compilato e sottoscritto dal medico curante.

La «Società Operaja» di Canepina, come tantissime altre, inviò un messaggio di solidarietà a re Umberto I che, il 17 novembre 1878, subì un attentato a Napoli, rimanendo ferito a un braccio. Con lui fu ferito anche il presidente del consiglio dei ministri Benedetto Angelo Cairoli, patriota e garibaldino, figlio di Carlo. Successivamente inviò una propria delegazione alla grande manifestazione organizzata a Roma per esprimere solidarietà al sovrano e al capo del governo. Per questo motivo, l’anno successivo, la casa reale fece coniare una medaglia ricordo da consegnare a tutti i sodalizi che avevano preso parte al corteo. A ritirare il riconoscimento furono il presidente Alessandro Boccolini, subentrato a Giovanni Fucci, il vicepresidente Enrico Pelliccioni e il segretario Filippo Pelliccioni. L’ultima testimonianza dell’attività della «Società Operaja» di Canepina è del 1887. «…È urgente la nomina di un nuovo medico chirurgo… giacché gli operaj e gli artisti di Canepina non hanno gnuno cui rivolgersi in caso di bisogno…» dice il testo di una missiva inviata al sindaco del paese il 9 marzo di quell’anno.