Il tentato infanticidio commesso al ponte di Santa Rosa

L’episodio, avvenuto a Canepina  il 9 giugno 1904, ispirò il poeta a braccio
Antonio Benedetti detto «Patalocco» che gli dedico un lungo componimento

UNA STORIA AL GIORNO… TOGLIE IL VIRUS DI TORNO

Antonio Benedetti detto “Patalocco”

CANEPINA – Un flebile lamento, simile al vagito di un bambino, richiamò l’attenzione di Renato Poleggi, il guardiano delle proprietà dei Rem-Picci che, fucile in spalla, stava tornando a casa a piedi per il pranzo. Erano circa le tredici del 9 giugno 1904. Si fermò, girò lo sguardo verso il ciglio della strada, prima da un lato e poi dall’altro, scrutò nell’erba e tra i rovi. Niente.  Compiuto pochi passi e raggiunto il ponte di Santa Rosa, udì ancora quel lamento. Si fermò di nuovo, imbracciò il fucile, e decise di scendere sotto il ponte: «È sicuramente qualche animale ferito» pensò. Nel frattempo, erano sopraggiunti altri viandanti di Canepina: «Che fai guardiano? Cosa cerchi?» gli chiesero, mentre lui con la canna del fucile spostava l’erba alta e gli arbusti per vedere meglio. Senza distogliere lo sguardo dal suolo rispose: «Mi è sembrato di sentire un lamento…». Lamento che risuonò di nuovo proprio in quel momento. Al che tutti i canepinesi presenti, compresa una donna, scesero sotto il ponte e si misero a cercare tra la vegetazione. «È qui» gridò pochi istanti dopo la donna. Il guardiano, convinto che fosse un animale, imbracciò il fucile, ma lei lo bloccò con un urlo: «Fermo, e un bambino appena nato!». Il neonato, cianotico e con evidenti segni di asfissia, fu avvolto in un fazzoletto da spesa e adagiato al suo seno di colei che lo aveva trovato per scaldarlo. Intanto un paio di uomini corsero in paese, distante circa un chilometro, per avvisare i carabinieri.

Circa mezz’ora dopo il bambino era nell’ospedale di Canepina, assegnato alle cure del medico condotto. La levatrice lo lavò, lo nutrì, tagliò il cordone ombelicale. Immediatamente accorsero varie donne che donarono indumenti e fasce. Il parroco, don Emidio Moscatelli, lo battezzò: Renato Bentrovato. L’ufficiale dello stato civile, dovendogli assegnare un cognome, scelse: Ponterosa.

Il brigadiere dei carabinieri avviò immediatamente le indagini e, nel giro di ventiquattr’ore, riuscì a individuare i responsabili del tentato infanticidio. Si trattava di una giovane di Bagnaia e dei suoi genitori. La ventenne, Vincenza Calisti, era rimasta incinta senza essere sposata. Lavorava come inserviente nel castello Ruspoli di Vignanello. Come lei stessa confessò ai carabinieri, era riuscita a nascondere il suo stato indossando vestiti ampi e mantelle. Quando ebbe le prime avvisaglie che il tempo stava per scadere, con i genitori escogitò il piano: partorire in campagna, in un luogo isolato, e abbandonare lì il neonato. Nessuno avrebbe saputo nulla. La mattina del 9 giugno partirono a piedi da Vignanello per recarsi a Bagnaia, dove aveva individuato un luogo sicuro per attuare il loro piano. Ma non ebbero il tempo: arrivati al ponte di Santa Rosa le doglie diventarono fortissime. La ragazza fu fatta scendere sotto il ponte dove partorì. Poco dopo, adagiato il neonato sul terreno, ripreso il viaggio a piedi per Bagnaia. Furono tutti arrestati e accusati di tentato infanticidio.

L’episodio riportò subito alla mente dei canepinesi un fatto ancor più drammatico, avvenuto una trentina d’anni prima, allorché nello stesso luogo furono rinvenuti i feti di due gemellini. Nonostante lunghe indagini, i responsabili del duplice infanticidio non furono mai individuati.

La storia di Renato Bentrovato Ponterosa ispirò Antonio Benedetti detto «Patalocco», un poeta canepinese, che due giorni dopo i fatti gli dedicò un lungo componimento, raccontato dai cantastorie in tutte le piazze della Tuscia e non solo.

Ecco il testo integrale:

1
O sommo Dio che l’universo imperi
occulto a noi è l’onnipotente arcano,
in questo mondo pieno di misteri
della virtude stiamo assai lontani
daccilo un freno, o ispirazione che sia
anche del bene rintracciar la via
2
Apollo ispirami aurea in poesia
per svolgere almen quest’argomento
canterò d’una donna astuta e ria
e dei suoi genitori il reo talento
Ciò che commisero i tre in compagnia
cosa che mette ribrezzo e spavento.
Di partorir sotto un ponte un neonato
e di lasciarlo al posto abbandonato
3
Or come fu il sospetto immaginato
dal nove giugno debbo principiare,
verso tredici or, un sole infiammato,
Canepina veniva a illuminare
nel mentre a passo lento ed affannato
tre forestier si videro passare
Non guardando a nessuno, la giovinetta
dicea gliela farò il caso mi affretta
4
La gente restò confusa e sospetta
dicendo: par la madre, padre e figlia
e vedendo sudare la suddetta
ed aggalate tenea le ciglia
le vesti aggruppate, a cosa daspetto
malcomposta che or chi la rassomiglia
al fianco le pendeva un borsellino
e quei canestri pieni di pollino.
5
Per Viterbo seguirono il cammino
passato appena il ponte Santa Rosa
che dall’abitazione è assai vicino
un chilometro circa e qualche cosa
lì vi è una curvatoia che al Cimino
porta, montagna fertile e ubertosa
da lì venia Poleggi cauto e piano
dei fratelli Rem-Picci il buon guardiano
6
Pria che al ponte lui si calasse al piano
trova quel forestier tutto smanioso
poi vide le donne ahi! Caso strano
arrampicar dal ponte misterioso.
Giunto là sopra andava piano piano
intese come un gemito finoso
restò lì intatto, non potea capire
di chi fosse e da che parte potea venire
7
Nel mentre altra gente vide venire
e dissele: sentite voi un lamento?
Allor tutti si misero ad udire
calarno il ponte poi con ardimento
il guardiano armato di fucile reagire
se era qualche animale si spaventa
ma invece fra le foglie e fra la rena
si vedea rivoltar qualcosa appena
8
Una donna esclamò: o Dio che pena
fermati guardiano col fucile.
Che del neonato avea visto la scena
un piede muoversi in quel duro ovile
Allor tutti si sbigottirono e bassa lena
scoprirono, ed imprecarono l’autor vile
Si consigliarono, un poco lì a guardare
e gli altri il brigadiere ad avvisare
9
Non li fè finir manco di parlare
Il brigadier che ratto col suo aiuto
in un momento si sta ad appurare
quel solerte soldato risoluto
vede il neonato appena respirare
in istato d’asfissia quasi compiuta
lo prende e lo raggruppa in un grembiule
e lo fa portare al nostro ospedale
10
Tosto ai piedi suoi si mise l’ale
onde prendere l’autori del misfatto
gira sentieri e la via principale
domandando chi trovava in un tratto
notizie mai trovò cenni dal quale
qual cacciator che segua cani affatto
difficilmente che faccio la caccia
anzi si ritorna col rossore in faccia
11
Lasciarno lor che gli fanno la traccia
veniamo alle cure del neonato
la levatrice il bellico gli allaccia
poscia fu ben pulito e ben fasciato
Il popolo ansioso lo bacia e l’abbraccia
e in momento venne battezzato
Renato Bentrovato oggi è il suo nome
e Ponterosa il suo cognome
12
Con belle cure lui rinvenne e come
fu al brefotrofio inviato la mattina
dove ce ne portano quasi a some
ah! Pensaci un po’ tu bontà divina
Fate che cresci quel suddetto nome
acciò possa rivedere Canepina
il ponte dove nacque in pene e stenti
e possa riconoscer i suoi parenti.
13
Il dì seguente o miei lettori attenti
passò una donna cavalcando in sella
cogli occhi bassi pieni e pentimenti
la gente riconoscea chi era quella
che passò il giorno avanti a li commenti
che ferno se era lei o qualche sorella
le vesti eran quelle rosso rigate
così incerti le ferno le ululate
14
Lei zitta con le gambe abbandonate
voltò verso la via di Vallerano
poscia al paese nuove chiacchierate
pensando al caso che sembrava strano
la sera furno le cose appurate
si svolse l’argomento dell’arcano
che la donna era Calisti Vincenza
ventiduenne come all’apparenza
15
Qui per saper tutto abbiate pazienza
la forza per scoprir tale tranello
di telegrammi fece gran partenza
finché giunse notizia a questo e quello
Ella fu chiamata da sua eccellenza
Principe Ruspoli di Vignanello
perché la forza la donna cercava
che ogni sospetto su lei cascava
16
Franca si presentò e così parlava
che comanda e che vuole o mio signore?
E questi del sospetto le domandava
per levare ogni dubbio e malumore
ma la donna il parto non confessava
dicendosi innocente e con che onore
lui la forza vuole e dicembre
che ti visiti almen la levatrice
17
Costretta a ciò fu Vincenza infelice
versò dagli occhi lacrime di pianto
dicendo si son io la peccatrice
pietà di me signori abbiate alquanto
Son sei mesi che son qui servitrice
venni già incinta e mi coprì col manto
mi licenziai portando via la spesa
per andare a sgravare al mio paese
18
La forza appena che il discorso intese
per non recarle un colpo di emozione
con parole melate la riprese
così arrestata fu con attenzione
La madre fu arrestata al suo paese
il padre qui fu portato in prigione
al brigadier che ancor si rode i denti
non poterli arrestare in quei momenti
19
Quante nel letto stan di partorenti
colle doglie penose e addolorate
già anche sopportar dei patimenti
e dalle levatrici ben curate
Confortate d’amiche e da parenti
e dalle donne poco pria sgravate
invece credete la Vincenzina
fu come a fare un ovo la gallina
20
Si dice ch’ora lei tutto declina
con motivi anche parterni scolpare
ma credo che la giustizia è più fina
secondo il fatto la vorrà punire
Tralascio il canto di quella meschina
che una gran febbre la venne assalire
La legge punirà tale genitor canaglia
son tutti tre nativi di Bagnaia

Antonio Benedetti 11 giugno 1904