Quando a Canepina sgorgava acqua calda dalle sorgenti

Una si trovava in località Borichi, l’altra in località Ferriera, come svela
un documento datato 1487 conservato nell’Archivio di Stato di Viterbo

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L’atto notarile datato 10 settembre 1487, per la costruzione della ferriera.

CANEPINA – I canepinesi più anziani ricordavano, per averle viste personalmente e per averlo appreso dai racconti tramandati di generazione in generazione, come da due piccole sorgenti di Canepina sgorgasse acqua calda. Alcuni di loro ricordavano che, nei mesi freddi, dalle sorgenti salivano due pennacchi di vapore fumoso, visibile da lunga distanza. Una delle due si trovava in località Borichi ed è documentata anche in alcuni libri di geologia. Dell’altra, finora, si sapeva solo che si trovava più a valle, lungo la forra scavata dallo scorrere del Rio Maggiore. Un documento conservato nell’Archivio di Stato di Viterbo, che ha richiesto un lungo e paziente lavoro di trascrizione e traduzione, ora svela dove si trovava. Il documento in questione è un atto notarile datato 10 settembre 1487, con il quale «Mastro Bernardo, abitante in Vallerano, e mastro Lorenzo di mastro Domenico di Vallerano strinsero un patto unanime, in concordia… con ser Giovanni de Ranuccetti di Viterbo, abitante della città di Canepina in questo modo… de Ranuccetti affida un cottimo ai detti mastro Bernardo e mastro Lorenzo per la costruzione di una ferriera situata nel territorio di Canepina». Più avanti, l’atto notarile precisa: «… detta ferriera, la lega di detta ferriera e due sboccaitoi saranno fatti in contrada Acqua Calda». Inoltre, i due mastri valleranesi si impegnavano a costruire un forno per la riduzione del minerale di ferro in metallo e un impianto di maglio a testa d’asino azionato dall’acqua.  Infine, l’atto notarile illustra i materiali da utilizzare, il costo, le modalità di pagamento eccetera.

È quindi chiaro che la località tuttora chiamata Ferriera, collocata subito dopo la Cornacchiola, all’altezza della zona artigianale, ma sul versante opposto del fosso, prima del 1487 si chiamava Acqua Calda. Quindi era lì la seconda piccola sorgente termale di Canepina. Oltre tutto, è certo che lungo quel versante del Rio Maggiore era stata realizzata almeno un’altra ferriera nel territorio di Vallerano, come dimostra l’identico nome dato alla località «Le Ferriere», appunto. Del resto, in gran parte dei comuni della provincia esiste una località con il medesimo nome. A sciogliere ogni dubbio che la località Ferriera prima del 1487 si chiamasse Acqua Calda è però un altro documento dell’Archivio di Stato di Viterbo. E anche in questo caso si tratta di un atto notarile datato 9 ottobre 1507, con il quale «Magister Petrus Jannucij di Canepina» acquista da «Messer Jnnocentius quondam Pauli Zazara de Viterbio» un pezzo di terreno alberato in «vocabolo Ferriera, già Acqua Calda, confinante con…». Una prova inoppugnabile.

La cava di peperino rosa in località Ferriera.

Quel terreno, scosceso, oggi in gran parte abbandonato, a cavallo tra la fine del 1500 e la prima metà del 1600 era intensamente sfruttato non solo a fini agricoli ma anche a scopi «industriali». A poca distanza della ferriera, infatti, durante il periodo in cui Canepina fu dominio dei Farnese e annessa al Ducato di Castro, venne aperta una grande cava di peperino rosa, sulla cui facciata sono ancora scalfiti lo stemma del Ducato, almeno tre date dell’estrazione del peperino nonché numerosi graffiti. Probabilmente proprio da quel posto è stato estratto il materiale per la costruzione della facciata della chiesa del Ruscello di Vallerano e della chiesa del Carmine di Canepina. In entrambi i casi, infatti, è documento che «le pietre furono cavato» a Canepina.