Così Canepina diventò inaspettatamente teatro di guerra

I tedeschi spostarono il quartier generale tra Ronciglione e il Soratte
avvicinando così il fronte il quadrante settentrionale dei monti Cimini

UNA STORIA AL GIORNO… TOGLIE IL VIRUS DI TORNO

Il bunker del Monte Soratte a Sant’Oreste, sede del comando tedesco in Italia insieme a Ronciglione. 

CANEPINA – Quando la locuzione «bombardamento di Canepina» diventò una prospettiva concreta? Quali accadimenti fecero entrare il quadrante settentrionale del Cimino tra i possibili obiettivi degli Alleati dopo lo sfondamento del fronte a Cassino? A mezzogiorno dell’8 settembre 1943, una squadriglia delle cosiddette «fortezze volanti» americane bombardarono a tappeto Frascati, sede del comando tedesco. Nel pomeriggio dello stesso giorno, il feldmaresciallo Albert Kesselring, che peraltro era stato informato dell’imminente annuncio dell’armistizio sottoscritto dagli Italiani con gli Alleati in Sicilia, decise di trasferire il suo quartier generale a nord di Roma, tra Ronciglione e il monte Soratte, nel comune di Sant’Oreste. Contemporaneamente dispose lo schieramento della terza divisione «Panzergranadieren» tra il Soratte e la costa Tirrenica. Durante la notte, reparti tedeschi della stessa divisione avanzarono verso Roma sulle vie Aurelia, Cassia e Flaminia, avvicinando sempre più il fronte alla provincia di Viterbo.

Il feldmaresciallo nazista Albert Kesserling sul Soratte. 

A Ronciglione, Kesselring, comandante dell’esercito di Hitler in Italia, aveva insediato il suo comando a villa Venturini. Si dice che il feldmaresciallo, invece, risiedesse nella villa di una ricca signora del posto divenuta sua amante. Le truppe naziste restarono tra Sant’Oreste e Ronciglione per dieci mesi. Il bunker scavato sotto il Soratte, fatto scavare dagli strateghi fascisti nel 1937, aveva resistito anche al possente bombardamento americano del 12 maggio 1944. Quindi i tedeschi, benché fossero coscienti che non avrebbero resistito a lungo all’avanzata degli Alleati, si sentivano relativamente sicuri o comunque in grado di rallentarla significativamente. Ma la situazione precipitò alla fine di maggio. Tanto che Kesselring pianificò la ritirata verso la cosiddetta «Linea Gotica». Le mosse tedesche, però, non erano sfuggite, almeno parzialmente, ai comandanti alleati che, a loro volta, studiarono come e dove fermare o rallentare la ritirata dei nazisti verso nord.

Ebbe così inizio un complicato lavoro di intelligence, fatto anche di contatti con partigiani o militari italiani sbandati che si erano rifiutati di unirsi all’esercito fascista repubblichino, finalizzato ad individuare le possibili vie di fuga dei tedeschi verso la «Linea Gotica». L’area fu passata al setaccio dai ricognitori anglo-americani che avevano il compito di individuare strade, ponti, linee ferroviarie e quant’altro potesse agevolare la ritirata delle truppe naziste. Così, inevitabilmente, Vejano, Ronciglione, Canepina, Soriano nel Cimino e via via altri paesi del Viterbese diventarono possibili teatri di guerra.

Alcuni studi recenti sostengono che il 5 giugno 1944, quando Vejano Ronciglione, Canepina e Soriano nel Cimino furono bombardati, causando complessivamente 682 morti e oltre 2mila feriti, i tedeschi e lo stesso Kesselring erano già fuggiti verso nord. Quindi tutte quelle vittime, le sofferenze e le distruzioni furono inutili. C’è anche chi sostiene che quei bombardamenti non furono solo un tragico errore, ma una precisa scelta degli Alleati, finalizzata a inculcare terrore tra la popolazione. Un po’ come dire: «ora comandiamo noi». Si tratta di un’antica querelle che si trascina stancamente e inutilmente da decenni. Molte testimonianze raccolte negli anni a Canepina, scritte o registrate su DVD, concordano sul fatto che la notte tra il 4 e il 5 giugno, successiva al bombardamento, il paese fu attraversato per ore dalle truppe tedesche in fuga. Le stesse testimonianze concordano nel riferire che all’ingresso di Canepina, poco dopo la Fontanella, andò in panne e fu abbandonato un camion tedesco carico di viveri. Ciò che conteneva fu in parte saccheggiato e in parte distribuito alla popolazione affamata. E ancora, il mattino successivo (6 giugno) le retrovie tedesche abbatterono con l’esplosivo alcuni castagni secolari in località Casaleto, all’uscita di Canepina, nell’intento di bloccare la strada e rallentare l’avanzata degli Alleati. Durante l’operazione un soldato rimase ucciso. Il suo corpo fu abbandonato al ciglio della strada dai commilitoni. Evidentemente non ebbero nemmeno il tempo di seppellirlo. Infine, alcuni testimoni ricordano che un medico tedesco, nelle ore successive al bombardamento, visitò e medicò con quel che poteva alcuni feriti nei rifugi. Quindi, almeno fino al 6 giugno, i tedeschi erano ancora in zona.