Quattro pontefici “ospiti” di Canepina (seconda parte)

Si tratta di Pio II, Pio VI, Pio VII e Gregorio XVI

UNA STORIA AL GIORNO… TOGLIE IL VIRUS DI TORNO

Litografia raffigurante Gregorio XVI mentre benedice i canepinesi al Posto Montagna

CANEPINA – Del passaggio di Pio VII a Canepina nel giugno 1815 è pervenuta una dettagliatissima ricostruzione. Era contenuta in un polveroso libro parrocchiale intitolato: «Notizie delle spese che si fanno nella Chiesa Collegiata di Canepina proprietaria di questa Illustrissima Comunità». Il testo fu trascritto a macchina da Enea Cianetti, uomo colto e sincero amante di Canepina, di cui tentò in ogni modo di preservare i pochi beni culturali esistenti. «Il libro – annotò Cianetti negli anni Trenta del secolo scorso – è finito non si sa come e perché nella sede municipale, dove mi è stato mostrato dal professor Rem-Picci (Giacomo Rem-Picci, podestà dell’epoca, ndr), esso porta due calligrafie: quella degli anni dal 1790 al 1829 appartiene al canonico Paolo Pelliccioni, che vi è riassunto per ciascun anno alcune note di cronaca dei fatti più importanti». Il prezioso volume, nella furia iconoclasta e ignorante che ha dominato a lungo Canepina, è ovviamente andato distrutto (o venduto?). Fortunatamente, la trascrizione dattiloscritta di Enea Cianetti è stata gelosamente conservata dal figlio Elvio.

Papa Gregorio XVI, ritratto di Hippolyte Delaroche

Sul passaggio di Pio VII a Canepina, il canonico Pelliccioni annotò: «Saputosi qualche giorno prima dalla nostra comunità, che per recarsi il papa a Roma (l’autore – annotò Cianetti – intende il ritorno da Genova dove il papa erasi recato per la invasione dei suoi stati dalle truppe di Murat) sarebbe passato nel nostro territorio della Montagna, fu proposto di fargli qualche dimostrazione di allegrezza per il suo felice ritorno. Fummo a tale effetto incaricati dalla Comunità io ed il Signor Angelo Ribichini, ed invitati sull’atto i Signori Consiglieri a contribuire spontaneamente ciò che potevano, si raccapezzarono dai medesimi circa sei scudi. Il Capitolo dette dieci scudi, il Signor Mario Anguillara uno scudo, il Sig. Dottor Luigi Solangeli uno scudo, Antonio Luccioli baj. 58 ed il Signor Filippo Avogardi baj. 30. In tutto 18,70 scudi, e con questo fu eretto sulla Montagna, pochi passi prima del quartiere dei Soldati, un Arco Trionfale tutto di verdura con in mezzo lo stemma Pontificio. Il giorno antecedente tanto la comunità quanto il capitolo mandarono i suoi deputati in Viterbo a complimentare il Santo Padre e pregarlo nel tempo stesso a volersi degnare di benedire il popolo di Canepina allor che fosse giunto alla suddetta Montagna. Il Santo Padre quasi lo promise onde la mattina del dì 8 fu fatta da me preparare al di fuori la piccola Chiesa dell’anzidetta Montagna una sedia a braccioli ricoperta da damasco, e il Baldacchino di lama d’oro che formava come un trono colli suoi cuscini sulla sedia e sotto i piedi, e tutto ciò che poteva convenire alla solenne benedizione.  Circa le ore dodici della mattina giunto il Santo Padre avanti al luogo come sopra preparato, abbenché qui non si dovesse fermare per mutare li cavalli, ciò non ostante per compiacere ai desideri del clero e del magistrato, che colla sua deputazione eseguita dal Signor Canonico Giovannetti dal Signor Antonio Rem-Picci, lo aveva pregato, si compiacque scendere dalla carrozza, ascendere alla facciata della Chiesa, porsi a sedere sulla sedia preparata sotto il Baldacchino le cui aste si tenevano dal Governatore e dal Magistrato vestito in rubboni e parrucconi ed assistente tutto il capitolo in abito lungo e ferrajolone nero e con alcuni sacerdoti similmente vestiti, invocato il Nome del Signore compartì all’affollato popolo di Canepina e di Soriano la sua Apostolica Benedizione, e quindi risalito in carrozza proseguì il viaggio per la Capitale.  La sedia su cui si assise il Sommo Pontefice si conserva in comunità con la seguente iscrizione: Sedem hanc decentem ornatam/ Sub Augusta Umbella aurico serico contesta/ Ante Fores Ecclesiee nostree Montanee/ Positam/ Pius Septimus P.M./ Populum Benedicturus/ maximo honore officet Septimo Idus Junij 1815/Clero, et Magistratu adstantibus». La breve sosta di Pio VI al Posto Montagna è ricordata in varie pubblicazioni dell’epoca e in altrettanti libri dedicati al suo pontificato.

Ritratto di Pio VII con il cardinale Giovanni Battista Caprara Montecuccoli di Jacques-Louis David
(Particolare del quadro dell’incoronazione di Napoleone)

Ancor più vasta è la documentazione sul passaggio di papa Gregorio XVI nel territorio di Canepina, pubblicata in vari libri, tra cui «Narrazione del viaggio fatto dalla Santità di Nostro Signore Papa Gregorio XVI dal dì 30 agosto al dì 6 ottobre 1841 per la visita del Santuario di Loreto» di Francesco Sabbatucci, e «Il dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro ai nostri giorni» di Gaetano Moroni, un’opera enciclopedica di ben 101 volumi. Ma anche in questo caso gli aspetti più interessanti per Canepina si trovano nelle carte private della famiglia Rem-Picci. A ricercarle e trascriverle fu Alessandro Rem-Picci, uno dei figli del professor Giacomo, e da lui consegnate al solito Enea Cianetti. Nel Carteggio dei Rem-Picci, che furono i principali promotori e finanziatori dei festeggiamenti in onore del Gregorio XVI al Posto Montagna, sono indicati dettagli singolari e monotoni, come ad esempio i nomi e le cariche degli occupanti di tutte le carrozze al seguito del papa, il lunghissimo elenco dei sacerdoti che la diocesi di Viterbo aveva mobilitato lungo il percorso per preparare l’accoglienza nelle varie soste. Ma ci sono anche dettagli interessantissimi, non riportati nei libri: «Durante il tragitto – è scritto nel carteggio Rem-Picci – il Papa, informato dei moti del Risorgimento Italiano in atto, del quale non ne era troppo amico, aveva avuto occasione di impartire ordini di repressione…». E più avanti: «Il viaggio di devozione durò piuttosto a lungo, dal 30 agosto al 6 ottobre 1841, sia per l’itinerario non diretto sia perché il papa si indugiò nelle visite di santuari e si compiacque delle festose accoglienze che ovunque gli vennero fatte, quantunque egli avesse fatto raccomandare ai magistrati che si astenessero dalle pompe sontuose».

Tra i documenti c’è anche la supplica presentata al papa affinché Canepina fosse staccata dalla diocesi di Orte e Civita Castellana, cui apparteneva da otto secoli, e assegnata alla diocesi di Viterbo. Tra i motivi è indicata la strada per Orte «… assai longa et salebrosa». In realtà la richiesta sarebbe scaturita dai contrasti tra il vescovo di Orte dell’epoca e i Rem-Picci, all’apice del loro potere. Sta di fatto che la supplica fu accolta dal papa e Canepina fu assegnata alla diocesi di Viterbo. Della sosta di Gregorio XVI a Canepina fu realizzata anche una litografia della Stamperia Danesi (una versione in bianco e nero e una a colori), tratta da un piccolo quadro fatto eseguire dai Rem-Picci e conservato fino a qualche decennio fa nella loro abitazione a Roma.